A proposito dei gruppi di ricerca della rete BIP²
Che cosa motiva medici, psicologi, insegnanti, educatori a incontrarsi regolarmente per discutere insieme, per condividere una pratica, quella con il bambino, sempre piena d’inciampi, sempre al limite tra una domanda inespressa e grida silenziose? Che cosa unisce l’ascolto di un bambino nei luoghi, come gli ospedali, le scuole, i tribunali, i centri di accoglienza, gli studi privati? Che cosa accumuna la propria analisi, punto di orientamento per ogni praticante della psicoanalisi, con quello che c’è in gioco in ogni bambino? Che cosa accomuna la solitudine dei praticanti nel tempo della spinta alla depatologizzazione?
Il bambino è il soggetto più vicino al reale, il suo emergere è un maneggiare costante del reale che è in gioco. Di fronte alla necessità di rispondere alle spinte pulsionali e all’enigma del desiderio dell’Altro emergono nel bambino sintomi che toccano il corpo, sintomi singolari che si manifestano in modo a volte bizzarro, sintomi incomprensibili, come agitazione, disinteresse, mutismo, assenza di desiderio, preoccupazioni folli e terrificanti, idee d’intrusione che paralizzano, difficoltà negli apprendimenti scolastici. Tutto questo, il DSM V lo riunisce sotto un unico significante nosografico, “disturbi del neuro-sviluppo”: deficit intellettivi, disturbi del linguaggio, disturbi della coordinazione motoria, disturbi dello spettro autistico, disturbi dell’apprendimento.

Il Campo Freudiano ci orienta verso una ricerca coraggiosa, che sfidi il “non volerne sapere” di una clinica senza soggetto. Il bambino, preso come oggetto nell'economia del godimento della famiglia, non separato dal proprio oggetto pulsionale, è alla base della nostra clinica.
Nei gruppi di ricerca ognuno isola le difficoltà che incontra, gli inciampi come espressione di un reale in gioco, le soluzioni trovate, approfondite attraverso lo studio dei testi di psicoanalisi a orientamento lacaniano per fare di un’esperienza singolare qualcosa che possa essere trasmesso, necessario per un avanzamento della propria clinica e della psicoanalisi.  La ricerca non è del collettivo ma è in un insieme di singolarità; la ricerca è nell’etica della psicoanalisi, essa muove dall’incontro con il reale in gioco nell’esperienza clinica e in particolare con il reale che ciascuno incontra direttamente nel lavoro con quel particolare bambino.

Come cercare quello che non si può non incontrare?  Piccoli gruppi, presentazioni dei casi, isolamento di quello che c’è in gioco per il soggetto, difficoltà, fragilità, inciampi, domande. Ricerca nei testi, condivisione, trasmissione, scrittura. Ogni gruppo s’incontra con frequenza regolare che possa permettere a ognuno dei partecipanti di trasmettere e condividere l’esperienza dell’avanzamento della propria ricerca partendo dal caso.

Per una pratica dei gruppi di ricerca
Coordinatori e membri delle commissioni svolgono una loro funzione per un determinato tempo, i gruppi attuali possono mutare, si possono formare nuovi gruppi e i partecipanti possono scegliere di partecipare a più di un gruppo di ricerca: che la rete non sia una nassa che imbriglia ma che sia sostegno per un desiderio deciso! La Commissione per il coordinamento dei gruppi di ricerca ha già avviato i suoi lavori dal mese di aprile, incontrando diversi gruppi e partecipanti alla Rete. L’intenzione di questa commissione è appunto quella di “fare rete”, tessendola filo per filo, unendo i punti di ricerca di ciascuno. Un filo che si tesse nel Campo freudiano. Il lavoro della rete è orientato dal tema di studio dell’Institut Psychanalytique de l’Enfant du Champ Freudien, che per i prossimi due anni sarà I bambini e i loro oggetti.

Coordinamento ricerca rete BIP2
Carlo De Panfilis, Gloria Badin, Massimiliano Rielli